«La pittura di Gasparro ha aperto finora due possibilità di revisione in tal senso. Per quanto riguarda la pittura antica il suo sguardo umanizza e attualizza le iconografie di santi, martiri e figure mistiche, dandogli corpi, carni, sussulti che sono quelli di uomini e donne in cui possiamo riconoscerci, a differenza di quelli ritratti dai grandi, o meno grandi, artisti del passato, ritagliati in un'aura per noi inafferrabile se non nella contemplazione museale e nel piacere estetico. Per quanto riguarda invece soggetti profani, dalle nature morte alle tavole imbandite fino ai ritratti, sembra invece qui avvenire uno scambio temporale: è il passato che entra nel momento attuale, che pervade i corpi e gli oggetti di una luce epifanica, del tutto innaturale e carica di una simbologia o di una pregnanza metafisica. Per certi versi Gasparro vive la sua inquietudine attraverso questa luce che proviene dal passato e ritorna ad esso, e il sogno dell'artista non sarà tanto quello di affiancarsi ai pittori antichi in una sequenza storica ideale, ma di prenderne il posto e allo stesso modo di cedere loro il posto nel nostro presente. Se la pittura può essere una macchina del tempo, quella di Gasparro lo è senza dubbio: una macchina che produce nostos». (tratto dal contributo di Marco Tonelli)
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