Il terzo numero de “La città” si interroga, e interroga, sull’oscurarsi, fino quasi a svanire, della percezione del futuro. Il suo coincidere con la “scomparsa” dei giovani, i nuovi caratteri del conflitto generazionale, la marginalizzazione politica, pur con importanti e non scontate controtendenze, delle nuove generazioni. Per i più giovani è stato il mondo che si sono trovati. Con creatività, talenti, conoscenze sempre più faticosi da affermare e il moltiplicarsi di una dimensione generalizzata di malessere psicologico, di fragilità esistenziale, che hanno assunto i tratti del malessere sociale contemporaneo. È dentro questa crisi del futuro, interamente inscritta nel presente, che si producono molte delle forme di disagio che attraversano le vite individuali e collettive. Un presente che si espande fino a saturare ogni orizzonte, mentre si restringe la possibilità di immaginare alternative. È ciò che Mark Fisher ha descritto come realismo capitalista. Sono 17 gli autori che riflettono su queste tematiche in questo numero de “La città”.
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