“Come è possibile cogliere l’essenza simultanea della modernità con nuove parole, forme e colori? Contro un futuro già scritto bisogna rompere i ponti con il passato, carico di millenni di memoria, ma inadeguato a cogliere la salvifica forza generatrice della contemporaneità.” Quattro manifesti programmatici, due del padre nobile Filippo Tommaso Marinetti e due del grande Umberto Boccioni – scritti tra l’aprile 1909 e il giugno – luglio 1913. L’arte riscrive la percezione, la manipola o, addirittura, la sostituisce per presentare una diversa realtà. Ecco l’eredità fondamentale che ci hanno lasciato i Futuristi con cui l’arte contemporanea è chiamata, oggi più che mai, a fare i conti.
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