Protagoniste della commedia sono due coppie di fratelli, gli anziani Micione e Demea e i giovani Ctesifone ed Eschino: quest’ultimo è figlio naturale di Demea ma è stato adottato dallo zio fin da piccolo. Perfetto paradigma di un pater durus, Demea nutre forti riserve sui metodi educativi del fratello, perché con il suo atteggiamento fin troppo indulgente egli ha contribuito a corrompere il ragazzo. Micione, dal canto suo, ritiene che la severità non produca alcun vantaggio e che il rapporto tra padre e figlio debba essere improntato a una reciproca fiducia. Lo sviluppo degli eventi, tra equivoci, apparenze, verità e riposizionamenti, finisce però per porre in discussione entrambi gli atteggiamenti paterni, sino a giungere a un finale sorprendente e controverso, che squaderna tutta la tessitura drammatica. Con un gioco complicato e intrigante di simmetrie e polarizzazioni, gli Adelphoe mettono dunque in campo molteplici temi di riflessione e, al contempo, consegnano sfrontatamente allo spettatore numerosi interrogativi, destinati a restare aperti.
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