Il tema della crisi dell’Occidente è stato un leitmotiv del Novecento. Alle immagini del tramonto o del disagio che nei primi decenni del secolo segnalavano la percezione di una parabola discendente, si intrecceranno più tardi altri discorsi, come quello sulla complicità tra la metafisica, la tecnica e il dominio distruttivo esercitato dalla civiltà occidentale sul mondo intero. Oggi la perdita della centralità occidentale è un dato acquisito: mentre si disegnano nuovi assetti geopolitici, molte categorie filosofiche, antropologiche, giuridiche a lungo ritenute universali cadono sotto l’accusa di veicolare pregiudizi inaccettabili. Ma, soprattutto, alla luce della distanza crescente tra Europa e Stati Uniti, il nome stesso di Occidente smette di evocare qualcosa di unitario. Del discorso su sé stesso che il “nostro” mondo ha imbastito restano, forse, solo frammenti incerti, dove persino l’autocritica rischia di perdere senso.
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