«"Fogli di sosta": sin dal titolo il libro di Angelo Vannini si preannuncia esatto e ambiguo, transitivo e sfuggente, se in quel rinvio abbastanza esplicito e piuttosto coraggioso al libro d'esordio di Franco Fortini (Foglio di via) il lettore è tentato di leggere una lealtà rispetto a qualche tradizione, ma insieme la necessità imperiosa di segnare una distanza, uno scarto, di perseguire una via propria in controtendenza. [.. .] Perché della "storia", cioè del concatenarsi orizzontale e narrativo delle esperienze, e della "Storia", cioè dei "grandi eventi collettivi", tanto le prose quanto le poesie di questo giovane autore conservano una traccia, un'ombra, una vergogna o un desiderio, che appaiono, cauti e lancinanti, ora appena accennati, ora invece dispiegati in un breve giro di versi: insieme a massacri soltanto allusi, a indizi di apocalisse e di cataclisma, a scomparse dolorose.» (dalla prefazione di Fabio Pusterla)
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