Nel complesso sistema imperiale spagnolo il viceregno napoletano, cuore del sottosistema italiano (con la Sicilia e la Sardegna), ha giocato un ruolo fondamentale, assumendo la funzione di antemurale per la difesa dagli attacchi di turchi e barbareschi: esso è diventato così la base portante dell’intero sistema difensivo iberico, in chiave di difesa passiva, attraverso la rete di porti e città fortificate, e di difesa attiva con flotte numerose e agguerrite di galere, galeazze e vascelli costruiti nel suo arsenale, da aggregare alla Armada spagnola insieme alle “squadre collegate”, in primis la genovese e la maltese. La scena principale era quella occupata dalla monarchia di Spagna, per antonomasia la superpotenza del tempo, tra Mediterraneo e Atlantico, impegnata nel costruire e mantenere il proprio primato geo-politico, contro avversari europei (Francia su tutti, ma anche Inghilterra, Olanda e altri) e contro il nemico mortale, l’Impero Ottomano, dunque i turchi, e i compositi potentati nord-africani (pirati, corsari, barbareschi), entrambi antagonisti irredimibili sul piano religioso. In questo scenario l’apporto economico di Napoli è stato fondamentale, anche se l’enorme sforzo bellico ha creato un forte disavanzo nel bilancio del viceregno, sottoposto ad una costante pressione fiscale.
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