Alessia e Gustavo sono una coppia molto unita che conduce una vita tranquilla fino all'irrompere improvviso della malattia di Gustavo. Per una cura omeopatica sbagliata inizia il vero e proprio calvario dentro la malattia e dentro un susseguirsi di luoghi di cura, che di fatto, saranno luoghi di non cura. In questo doloroso calvario si trova catapultata anche Alessia. A medici freddi, indifferenti, fuori luogo sarcastici, si alternano medici arroganti e perfino incompetenti che confondono la relazione di cura con un rapporto di potere. Del resto, non è poi così difficile sentirsi potenti di fronte alla fragilità e alla dipendenza di chi sta male. In pochi si dimostreranno capaci di prendersi cura di Gustavo, ascoltando contemporaneamente i bisogni di Alessia. L'autrice immagina un ospedale dove umanità e rispetto siano la realtà. Dove arroganza e superbia non esistano. Un luogo dove ci sia il sorriso. Per questo ha deciso di raccontare la loro storia. I nomi dei curanti sono tutti di genere maschile e di fantasia. Per una maggiore libertà di lettura, esente da pregiudizi, ha usato nomi di fantasia anche per i protagonisti e di firmare con uno pseudonimo.
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