Nei poemi che compongono "Fabula grande" la sua scrittura la spia, si installa, occupa le stanze della casa, le lancette del tempo, esce, incontra e depone gli agguati della parola, si prende tutto quello che non si trasforma, si fa occhio. Si fa. A volte cade nel piatto, a volte non cade mai. A volte, mai e sempre fa un secondo giro, sbottona un crocevia, e lì si può piantare un suono con la punta o infilare un chiodo di dire non dire. Pratica raramente il non dire, ma se le si dice che dice, non si spaventa. Magari si impaurisce. Quando la scrittura vuole prendere aria, quando ha fame geografica di mobilità del suono, quando vuole scordarsi di essere stata, ad un certo punto, scritta, allora eccola lì, Madame Bistrowsky in "Uma Kleine Operett"e mentre con gli avventori musicisti Analoghi (Giorgio Signoretti, Massimo Menotti, Enea Negri, Davide Negrini, Daniele Goldoni) raccoglie la fabula nel canto e la spartisce con chi sa ascoltarla.
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