Tra Ottocento e Novecento, l’etere ha attraversato la soglia fra medicina e esperienza visionaria, nato come agente anestetico, divenne presto simbolo di una modernità che cercava di dominare il corpo e sondare la coscienza. Questo volume ricostruisce la storia culturale e scientifica dell’etere, dalle prime sperimentazioni chirurgiche alle derive esoteriche e letterarie che ne hanno accompagnato l’uso. Attraverso fonti mediche, testimonianze d’epoca e riflessioni filosofiche, il libro indaga come una sostanza chimica abbia potuto incarnare l’idea di un “velo” tra mondo materiale e dimensione psichica, generando stati di sospensione, euforia e percezione alterata. L’etere diventa così un prisma attraverso cui leggere la tensione fra controllo e abbandono, fra sapere scientifico e immaginazione, fra anestesia e rivelazione.
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