Alessandro Cabianca ci ripropone, tra la riflessione e il ricordo intriso di pietas delle ombre di ieri, un canto che talvolta rasenta nell’inquietudine dolorosa e dissonante l’urlo beat dell’America di ieri; versi che sono sempre anche memoria e monito di ogni frammento che rimane a scheggiare di idee e immagini una vita che verrà; e a cui non si può far fronte senza tener memoria del retaggio di Ezra Pound al termine dei suoi Cantos: “per essere uomini non distruttori”. (dalla prefazione di Enrico Grandesso).
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