Il 4 marzo 1910 le porte del palazzo di Giustizia di Venezia si aprono per l'inizio di un dibattimento singolare, presto definito dalla stampa di tutto il mondo "il processo dei russi". Imputati di un atroce delitto commesso ai danni del conte Pavel Kamarovski sono la contessa Maria Tarnowska, fidanzata della vittima, il suo legale, avvocato Prilukov, l'anima nera che avrebbe concertato il crimine, e il giovanissimo Nicolas Naumov, esecutore materiale dell'atroce fatto di sangue. Movente: una polizza sulla vita per una somma esorbitante sottoscritta a favore della contessa. Tutta l'Europa che conta, dai poeti agli intellettuali agli artisti, segue con il fiato sospeso l'insolito avvenimento, che si conclude con una mite condanna per la femme fatale e i suoi complici. Ma chi fosse in realtà e da quali motivazioni fosse spinta Maria Tarnowska, aristocratica di origine scozzese intima della famiglia imperiale, è e resterà sempre un enigma.
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