Prima della pagina c’è la voce. Quella di un musicista che canta, suona e racconta il mondo con le parole che gli vengono più naturali: quelle del romanesco. Non un dialetto da cartolina, ma una lingua viva, istintiva, ironica e feroce, tenera e ruvida, popolare e umana. #DEGETTO raccoglie quattordici anni di vita messi in versi. Ci sono gli affetti, i nonni, i genitori, gli amici, gli amori e le persone che se ne sono andate lasciando un vuoto. Ci sono il lavoro, la musica, il tempo che passa e i bilanci di chi arriva a quaranta, poi a cinquanta, e si volta indietro per capire quanta strada ha fatto. E c’è il mondo, con le sue contraddizioni: la politica, le ingiustizie, la guerra, l’ipocrisia, la stupidità, la solitudine. Un mondo osservato con rabbia, ironia e disincanto, ma senza smettere di sentirsi parte di esso. Perché queste poesie non nascono dalla distanza, ma dalla partecipazione. Sono parole che diventano memoria, denuncia, sorriso, dolore. Parole che, alla fine, raccontano una cosa semplice e ostinata: la vita può colpire forte, ma finché resta una voce, un sogno, una musica, una parola da dire, si può ancora ripartire. Di getto. Come una canzone.