"'Da una lingua marginale' è libro di poesia civile e, come ogni libro di poesia civile, si spende tendenzialmente per una sua utilità e perciò appare dialettico, dialetticamente "didattico"... L'io subito si protende a recepire istanze collettive e così si fa rappresentante di un io collettivo, "diviene" un io pubblico e sociale: più che "sentire", pensa e riflette e discute e argomenta. Sul ritmo di un verso che pertanto s'allunga e che dentro uno spazio metrico dilatato ma conchiuso collude con la prosa, l'io svolge un ruolo politico per una poesia che declina le proprie generalità politiche; ed esplora il nostro scontento, pesa storture ed errori, passività o inadempienze che gridano vendetta, e attacca, e si indigna, e ironizza, e sprizza sarcasmo o spande la malinconia di un sentore della fine che tutti ci riguarda, che tutte le coscienze dovrebbe interpellare prima che si faccia troppo tardi." (dalla introduzione di Marcello Carlino)
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