Giusi Baldissone (Vercelli 1948 – 2025) ha amato molto la poesia. Ha studiato e insegnato con passione, prima nelle classi delle scuole superiori, poi all’Università del Piemonte orientale, quella dei grandi poeti. La poesia di Montale, analizzata con metodo psicanalitico già in una fortunata tesi di laurea divenuta volume della prestigiosa collana einaudiana “La ricerca critica” (Il male di scrivere, 1979); quella di Dante, a cui è in gran parte dedicata la ricerca all’origine di Gli occhi della letteratura (Interlinea, 1999); quella di Marinetti, scoperta un po’ all’improvviso e motivo di grande entusiasmo, con la monografia Filippo Tommaso Marinetti (Mursia, 1986, poi Mondadori, 2012); ancora quella montaliana in Le muse di Montale (Interlinea, 2014). È stata poi tra le animatrici del festival internazionale di poesia civile di Vercelli. Forse proprio questa assidua frequentazione delle opere dei poeti ha spinto Baldissone a esprimersi anche in versi. Lo ha fatto sempre privatamente, quasi di nascosto, e le raccolte Cartoline e Le donne del coro (Interlinea, 2008 e 2011) sono state pubblicate in seguito all’insistenza di amici e familiari o a sua insaputa come sorpresa-regalo. In questa silloge vi sono testi ritrovati tra le sue carte, divisi in tre sezioni, che corrispondono anche alle sue passioni: i viaggi, la famiglia, le dediche a poeti, pittori, filosofi, donne e uomini del suo tempo e di ogni epoca, di cui era sempre in ascolto.
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