Quando, nell’Ottobre del 1879, esce a Bombay il primo fascicolo di The Theosophist, il testo liminare non firmato che apre le pubblicazioni — What is Theosophy?, scaturito dalla penna di Helena Petrovna Blavatsky — non costituisce una semplice dichiarazione d’intenti redazionale, bensì un vero e proprio manifesto teorico, epistemologico e genealogico. Per comprendere la portata storica di queste pagine, occorre ricollocarle nel loro preciso snodo cronologico e geopolitico. Fondata a New York nel Novembre del 1875 insieme al colonnello Henry Steel Olcott e all’avvocato William Quan Judge, la Theosophical Society aveva vissuto il suo primo quadriennio americano all’insegna di una complessa e talora contraddittoria dialettica con lo spiritualismo anglosassone, le fascinazioni per l’ermetismo rinascimentale, la cabala occidentale e le nascenti suggestioni dell’archeologia mediorientale, confluite nel 1877 nella densa e magmatica sintesi di Isis Unveiled. Rileggere oggi, a quasi un secolo e mezzo dalla sua composizione, Che cos’è la Teosofia? significa riscoprire questa straordinaria chiave di volta interpretativa.
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