Le mie ombre si aggirano nelle case in cui ho vissuto e nei luoghi che per breve tempo ho chiamato casa. Sono rimaste lì in attesa di una parola, uno sguardo, una domanda, della fluida reciprocità di una ferita che graffia nel profondo e che forse significa solo tentare una forma di accoglienza, riconoscersi reciprocamente. Cristina Perri Rossi canta il suo stato d'esilio, la sua Itaca, "Itaca existe/ a condición de no recuperarla", s'immerge, e ci immerge, nel dolore del nostos, nostalgia e anelito dell'isola amata, dell'irrecuperabile condizione felice, l'età dell'oro persa per sempre. Itaca sono state per me certe qualità della luce, un modo perpetuo di intenderla, il senso panico che mi avvolgeva di chiarore e voci. Per orientarmi nel viaggio, balzo che disorienta, passaggio stretto, traversata e caduta, ho seguito la falsariga delle case astrali, ma le guide sono altre. La forma è cura.
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