«Ho immaginato il ritrovamento di uno scritto di Esiodo. Il testo è ispirato all’opera delle Cinque Età dell’Uomo del poeta della Beozia che ho liberamente re-inventato in forma di canto breve. Ho creato il personaggio di Eleutino di Nicea che riceve l’antico scritto dalle mani di Pausania il Periegeta (110-180 circa d.C.) per farlo conoscere a noi, ipotetici lettori della sua epoca adrianea, secondo quello schema surreale che immagina non solo il racconto ma anche che il lettore reale sia parte della finzione, stratagemma già utilizzato da Borges nei suoi racconti fantastici. Le parole dello pseudo-Esiodo suonano come un riflesso oscuro di elementi riconoscibili nella nostra epoca che in qualche modo ne minano il futuro. Questa è dunque una finzione o, meglio, un’ibridazione tra prosa e poesia, dai toni immaginifici e simbolici, del poema esiodeo che, cantando delle terribili età dell’Uomo, narra di quella del Ferro come la più sciagurata. Inevitabile leggerne l’allegoria di paure e pericoli che il nostro contemporaneo sta affrontando con la crisi ambientale e le politiche espansioniste territoriali e finanziarie aggressive.» (Dal Prologo dell'autore). Prefazione di G. Pontiggia
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