In una città di frontiera, decadente e senza legge, la vita è più difficile che altrove e la situazione non migliora se sei brutta come la morte. Quando Zira, la cameriera della peggior taverna del porto, riesce a trovare un nuovo lavoro non si aspetta di essere l'unica a sapere quando avverrà la distruzione della città e dei suoi abitanti. A peggiorare le cose ci si mettono un letale e incontrollabile forziere, un alchimista impazzito e creature con cui la cameriera non avrebbe mai voluto avere a che fare. “Il forziere sobbalzava e tremava come se fosse dotato di vita propria. Le cinghie di pelle si tendevano e gli uncini che arpionavano il coperchio affondavano nel legno. La nebbia verdastra si era fatta più scura, si agitava e lambiva il metallo delle maniglie. Piluk deglutì rumorosamente. «Sei sicura che abbiamo fatto bene a portarlo via? Dico così per dire, eh.» Zira rabbrividì, qualsiasi cosa ci fosse là dentro moriva dalla voglia di uscire fuori. «Certo. Se non lo avessimo preso a quel pazzoide, lo avrebbe fatto esplodere.»
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