Roma, 2 ottobre 1935. Mussolini dichiara guerra all'Etiopia dal balcone di piazza Venezia. Margherita Sarfatti è lì, tra la folla. Scuote la testa. E commenta: «È il principio della fine». Da qualche tempo il duce che lei ha amato, creato e sostenuto non è più lo stesso uomo. Non ha voluto ascoltare il messaggio che il presidente Roosevelt le ha affidato: l'America non è nemica dell'Italia, purché non si allei con la Germania nazista. «L'America non conta» aveva sentenziato Mussolini. Ora, con l'annuncio della guerra d'Africa, Sarfatti intuisce che «Benito perderà la testa». Si getterà nelle braccia di Hitler. Hitler odia gli ebrei; e lei è ebrea. Eppure, Sarfatti non si arrende. Tenterà sino all'ultimo di separare i due dittatori, il duce e il Führer. Cercherà l'alleanza degli ambienti conservatori tedeschi ostili al «caporale austriaco». Tenterà di aiutare un altro protagonista della cultura italiana contrario all'abbraccio con il nazismo: Gabriele d'Annunzio. Quando capirà che tutto è stato vano, Margherita riuscirà a fuggire, inseguita dagli sgherri del regime, e a salvarsi dalla Shoah che travolgerà la vita di sua sorella. Alla fine, l'uomo che aveva creato l'aveva distrutta. Già autrice di una autorevole biografia su Sarfatti, Rachele Ferrario ricostruisce una storia d'amore finita all'inferno, getta una luce originale su quegli anni cruciali del Novecento e racconta il dramma di una donna e quello dei molti italiani che al duce avevano creduto, e capirono, come lei, che il dittatore stava per trascinare il Paese nell'abisso.
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