Parafrasando von Balthasar, si può dire che l’uomo di oggi, ma anche quello dell’ultimo secolo, ha deciso di recidere il legame con la Bellezza, ha esiliato la Bellezza nella categoria dell’inutile. Nello stesso tempo ha sostanzialmente abdicato anche alla Speranza, cioè al sogno, alla fantasia, alla fede-fiducia. Ed anche ha scacciato la Poesia, anch’essa inutile. Restando senza Bellezza, Speranza e Poesia, l’uomo, ormai solo, è condannato a vivere nel deserto della tristezza: una tristezza esistenziale. In questo deserto di aridità il rifugio apparente, ma sempre disponibile e accattivante, è l’utilitarismo: cioè la propensione per le cose, i comportamenti, gli apprendimenti, che danno solo vantaggi pratici, concreti, quasi sempre legati al possedere. Tristezza e utilitarismo sono forme del male: di un male che contrasta la pienezza del benessere. Di queste due “cose inutili”, Bellezza e Poesia, si parla in questo libro.
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