“Arte come esperienza” costituisce uno dei maggiori contributi della cultura angloamericana all’estetica del Novecento. In quest’opera Dewey non si limita a elaborare una filosofia dell’arte come disciplina specialistica. Emerge qui un nuovo paradigma per l’esperienza in generale, individuato nell’estetico quale ordine di perfezionamento e compimento delle istanze sensoriali ed emotive dell’uomo. Ne deriva una concezione attenta a cogliere e vagliare criticamente le fitte relazioni dell’arte e dell’estetico sia con le dinamiche esperienziali sia con le realtà sociali che le alimentano. Dewey mette così a fuoco motivi di crisi della cultura contemporanea, delineando l’impalcatura di un’antropologia nutrita anche dai frutti delle rivoluzioni artistiche primonovecentesche. Questi caratteri hanno reso "Arte come esperienza" un classico per le riflessioni sull’esperienza estetica, illuminante per importanti artisti, da Josef Albers a Mark Rothko, e oggi ancora al centro dell’attenzione in vari ambiti cruciali del dibattito filosofico.
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