Alia e le sue sorelle apprendono, incredule, che la madre ha deciso di lasciare il domicilio coniugale dopo trent’anni anni di vita comune con loro padre. Una partenza che si prospetta irrevocabile, sebbene non annunciata da alcun segno premonitore. Inizia così questo romanzo caustico che, pagina dopo pagina, tenta di forzare le porte sprangate di una vita di madre e moglie, a lungo tenuta segreta, e di attraversare lo specchio delle convenzioni morali e religiose per comprendere, al di là dei suoi ingannevoli riflessi, le intime molle all’origine di questa decisione. Costruito sull’alternanza di due racconti – quello delle figlie che si sforzano di decifrare i non-detti del rapporto tra i loro genitori e quello, retrospettivo, della madre, la sola a poter chiarire l’improvvisa rivolta che ha appena decretato contro la propria sottomissione – quest’opera, intimista e psicologicamente violenta, seziona, con lo scalpello, tutta l’ideologia che la società tradizionale algerina, e musulmana in generale, mette in avanti per dare credito alla supremazia dell’uomo sulla donna.
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