La violenza di genere è un enorme problema di violazione dei diritti umani che tuttora avvelena l’intero pianeta e, nello specifico, il nostro Paese. Come evidenziano i dati statistici, infatti, nonostante un’erronea percezione comune di superamento del problema – quando non una vera e propria derubricazione a ‘esagerazioni femministe’ come nel refrain «non si può dire più niente» – ancora oggi un terzo delle donne italiane subisce violenza fisica e sessuale. Peggio ancora, i dati contrastano in modo preoccupante il diffuso luogo comune secondo il quale le nuove generazioni di uomini sarebbero più sensibili al tema e liberi da stereotipi di genere, dato che l’aumento più significativo delle violenze subìte è quello relativo alle donne di 16-24 anni. La violenza di genere non è però 'solo' un insieme di episodi estremi, ma un continuum di pratiche di controllo, dove entrano in scena battute sessiste, svalorizzazione, molestie, stalking, controllo economico, violenza psicologica. Come favorire una reale e piena possibilità di autodeterminazione delle donne, di pari opportunità su tutti i piani (politico, sociale, economico, affettivo) e di liberazione dagli stereotipi? Non ci sono ricette precostituite, ma in base alla sua competenza professionale, di docenza, di ricerca e, soprattutto, grazie alla sua consolidata esperienza di attivista in un gruppo di autocoscienza maschile, Luca Milani identifica alcune possibili soluzioni. Non comode, non facili, non scontate. Sicuramente necessarie.
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