La poesia di Macchia vive su di un limite: il punto in cui il linguaggio tenta di dire ciò che eccede il linguaggio stesso. Per questo la scrittura procede per rarefazioni, improvvise aperture, immagini minime. Non vuole costruire un sistema: vuole avvicinarsi alla soglia. ab solutus è allora una raccolta sulla possibilità di essere senza possedere pienamente il proprio essere. Una poesia dell’assoluto, ma di un assoluto ferito. Una poesia che non cerca di eliminare la frattura tra l’uomo e il mondo, perché comprende che proprio quella frattura è il luogo in cui il mondo può ancora apparire. E forse è questo il paradosso più profondo del libro: l’assoluto non si trova oltre la vita. Si trova nel suo punto più fragile. Nel respiro. Nel corpo. Nell’istante in cui qualcosa, senza motivo, accade. Emanuela Vezzoli
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