Tra le personalità artistiche più rilevanti del secondo Ottocento europeo, Odilon Redon si rivela in questi scritti testimone lucido e appassionato della sua avventura creativa e delle tensioni più vive del suo tempo. Pensieri, ricordi, confessioni, cronache e divagazioni raccolte nell’arco di mezzo secolo vi compongono un itinerario che è insieme un’esplorazione dell’arte e una discesa nella sfera interiore, un diario e un taccuino di appunti, nei quali la polemica si fonde all’autobiografia e la riflessione sulla natura delle immagini incontra la meditazione poetica. A se stesso si propone come guida insostituibile per penetrare le ragioni più profonde di un’opera visionaria e fantastica e insieme come lascito prezioso di una personalità complessa, ricca di sfumature e contrasti, in grado di parlare ai nostri giorni con voce che il tempo non ha affievolito. «Come nessun altro» ha scritto Walter Benjamin «Odilon Redon afferrò lo sguardo delle cose nello specchio del nulla, e come nessun altro seppe penetrare nel patto tra le cose e il non-essere». (Stefano Chiodi)
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