Tra il 1909 e il 1913 Arturo Reghini tace editorialmente, ma questo silenzio coincide con un’intensa attività esoterica: dopo il distacco dalla Società Teosofica, organizza il Rito Filosofico Italiano e rivendica l’esistenza di una Scuola fedele alla tradizione italico pitagorica, come mostrano i saggi Scuola Italica e La Tradizione Italica. Alla vigilia della Grande Guerra riemerge con articoli che fondano il suo celebre Imperialismo pagano e un interventismo originale, mentre è figura centrale della vita culturale fiorentina: la redazione de Lacerba, la frequentazione delle mitiche Giubbe Rosse e i leggendari ritrovi artistico-letterari cittadini, le incendiarie imprese del Futurismo fiorentino. In questa attività Reghini afferma che la conoscenza non è accumulo ma rigore: la sapienza ha basi oggettive e “scientifiche”. La tradizione pitagorica diventa un’ascesi intellettuale in cui numeri e simboli sono chiavi dell’ordine universale, strumenti con cui l’individuo può farsi architetto di sé. Il corpus è accompagnato da introduzioni e commenti dei maggiori studiosi reghiniani.
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