Zizzania è una parola molesta, se poi nel significante s'inerpica l'accento sbagliato deraglia. Ribalta convinzioni, e attese, un po' come il caso si appoggia sulla vita delle persone e le stordisce, come la sorte fa con i suoi movimenti imponderabili. Stordìa a Mare deve eleggere il sindaco e la ridda per scegliere i candidati è già avviata. La decisione ultima spetta, però, a Don Gaetano Sacramento, il vecchio boss che dal carcere guida la comunità e parrebbe tessere le sorti di tutti. Non è più tempo di pizzini, Don Sacramento esercita la sua influenza con metodi all'avanguardia, ma l'interpretazione delle sue volontà e dei suoi accenti dà inizio a una vorticosa sequela di evenienze fuori da ogni controllo che investono il giovane Manfredi, del tutto estraneo alle vicende elettorali e in balìa di un ubi consistam sconosciuto. Nel surreale sviluppo della storia s'incunea inaspettata la sorte: l'accento messo al posto sbagliato che sovverte ogni ordine. Il rimando al passato che è insieme memoria e presente sembra smagliare la storia, ma la rammaglia e la infittisce di più, l'annoda e la riannoda finché lo zampino beffardo del caso interrompe l'ordinaria predicibilità delle cose.
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