Una donna, un angelo, un annuncio che divide il tempo in due. In questo breve e visionario poema Roberto Mussapi racconta la madre di Gesù attraverso la voce dell'angelo dell'Annunciazione, testimone e narratore di una vicenda umana in cui fa irruzione il sacro. Non una biografia in versi, ma un monologo poetico che guarda Maria dall'alto, dalla soglia dell'ineffabile, seguendola nel momento in cui la sua vicenda privata diventa storia sacra e immagine universale. Come scrive Alberto Fraccacreta nella postfazione, «Mussapi ha l'intuizione di effigiare dall'alto – e non dal basso – Maria, cioè dall'intelligenza angelica che sola può intendere». Liriche potenti e splendide compongono questa storia: la si vive lasciandosi scivolare nei versi evocativi, come in un canto o un racconto orale, narrato dalla voce ultraterrena dell'angelo. Immerso nelle luci auree di Bisanzio quanto nel mondo dei Magi, e inscritto in una visione non solo evangelica, ma anche misterica, questo breve poema fa affiorare, oltre l'icona, una giovane donna raggiunta dal mistero, protagonista di una storia dal fascino inesauribile, fra le più narrate della nostra cultura.
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