Luigi Auriemma è un artista visivo che scrive poesia e guarda alla filosofia: di questa, gl’interessano gli aspetti relativi all’inconscio e alle arti, che hanno molti punti di contatto. Ma la distanza che separa la speculazione dalla prassi gli è nota: non s’illude che l’una possa intrecciarsi con l’altra perché è consapevole del crepaccio che le separa, e non commette l’errore di poetare filosofeggiando, o viceversa. Possiamo dire, piuttosto, che il nostro utilizza i fondali della filosofia come dei materiali tra gli altri che ha a disposizione. Li vede come fondali scenografici, gl’interessano in quanto suscettibili di manipolazione.
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