Come l’uomo dovrebbe abitare la propria notte? Francesco Menozzi descrive i luoghi, i fatti e i silenzi in una notte viva più del giorno, dove l’insonnia è la causa di questa ricerca. La sua parola è distratta, volgare, eccipiente di un vivere affamato che non trova sazietà. «Orse avide a primavera / poco dopo la prima pioggia». Così il fare poesia diviene un atto funambolico nel sentire ogni minima variazione, un esercizio meditativo per riuscire a cogliere la potenza delle cose che vibrano. Un viaggio nelle profondità della notte, in silenzi e parole.
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