Ci sono luoghi, nella Tuscia, che più di altri sorprendono. Sono territori magici, nei quali scorrono acque che giungono all'Urbe. In passato, le imbarcazioni tagliavano il Tevere per trasportare uomini e merci. Oggi, di quel biondo e abbondante fiume rimane soltanto una linea sinuosa e di scarsa portata che attraversa la zona nord est del Viterbese. Non è semplice definire la porzione compresa in essi e, come spesso accade, si è portati ad approssimare tutto ciò che non è scienza esatta. Così, si trovano compresi in quelle terre che si narrano nel libro, La Valle del Tevere quindici borghi dall'identità totalmente diversa. Alcuni di essi sono in abbandono, altri sono in via di rinascita, altri ancora sono scomparsi. In ogni regno che si rispetti esiste sempre un sovrano. E in questo, il titolo, non può che andare a Civita di Bagnoregio, la dama che si erge su di uno sperone calcareo solitario. Questo, e gli altri nobili abitati, raccontano una storia antica che va assolutamente riscoperta.
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