Messa al bando dalla buona società dopo il divorzio da un mondano e inveterato seduttore, l'ex scrittrice Renée Néré diviene attrice di music-hall e frequenta il mondo squallido e variopinto degli artisti che vivono fra il circo e il caffè-concerto. Corteggiata da un ricco, giovane e ozioso ammiratore che le propone, magnanimo, le nozze, lo rifiuta in nome di una dignità femminile duramente conquistata e di una libertà tanto preziosa quanto precaria. Testo dai forti contenuti autobiografici, La vagabonda (1910) segna il totale distacco di Colette da Willy, lo pseudonimo con il quale il primo marito aveva pubblicato, intestandoseli, i suoi libri d'esordio. È il romanzo della solitudine, nel quale Colette - «abilissima a costruire una verità psicologica, sociale, persino autenticamente animale» secondo Maria Teresa Giaveri - fa vivere il mondo dei varietà e i colori delle regioni francesi attraversate in tournée, ma soprattutto fa vibrare la voce di una protagonista indimenticabile, coraggiosa, che a tutte le facili consolazioni della società borghese - compreso l'amore - preferisce un'esistenza «vagabonda e libera» tra le bellezze e le difficoltà del mondo.
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