Le poesie di Antonino Schiera non possono essere annoverate e contestualizzate nell’ambito di una specifica e univoca tematica. Il filo conduttore che caratterizza le sue opere, compresa questa, è riconducibile a un dualismo costituito dal tentativo dell’autore, ben riuscito finora, di collegarsi con la propria essenza di uomo che vive la contemporaneità della propria esistenza alimentata dalla memoria e dal concetto che lo porta “a guardare il mondo con gli occhi dell’altro”. Il secondo componente del dualismo è riconducibile al continuo e proficuo interscambio, dal punto di vista meditativo e poetico, che l’autore sperimenta con il mondo esterno. Sensazioni, emozioni, percezioni che divengono versi. L’interiorità costituita dall’essenza, che guarda l’io interiore virtuosamente avviluppata all’esteriorità, che si nutre degli elementi che costituiscono il mondo. Un aspetto apparentemente idiosincratico, ma che può rappresentare un paradigma originale in quanto la creatività dell’autore lo porta a spaziare all’interno di tematiche care ai poeti romantici laghisti inglesi, attivi a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, noti per aver vissuto e trovato ispirazione nel distretto dei laghi in Cumbria (Elettra Prodan, Roma 2013) e a Giorgio Caproni, poeta contemporaneo “la poesia di Schiera, come quella di Caproni, diviene uno strumento di conoscenza, di verità, poiché ferma, cristallizza il mutevole del vivere, del sentire e dell’amare nella verità dell’esistenza umana” (Francesca Luzzio, Palermo 2019).
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