Quando nel 1942 Emilio Tourn si ritrova a far parte della compagnia guidata da Mario Rigoni Stern, è solo uno scalpellino della Val Pellice, più volte mandato a casa in licenza a causa di una sindrome nevrastenica con probabili crisi convulsive. Lui e i suoi compagni verranno catapultati nella tragedia collettiva della Seconda guerra mondiale, prima nella steppa russa, poi nel disperato ripiegamento verso ovest e infine negli anni di prigionia di quegli stessi tedeschi che avevano combattuto al loro fianco. “Tourn il piemontese” è una testimonianza di resistenza, solidarietà e umanità in uno dei momenti più drammatici del Novecento: la ritirata degli Alpini dal Don.
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