«Diego Bertelli, che ha dato negli ultimi anni numerose e assai convincenti prove di sé, come critico, traduttore e poeta, arriva con Tatami a un risultato notevolissimo, di piena maturità, con una poesia all'apparenza subito affabile e comprensibile, e tuttavia di grande e condensata complessità. Si può scrivere poesia d'amore? Certo, e lo fanno in tanti; ma scrivere buona poesia d'amore è difficilissimo: Bertelli ci riesce in maniera struggente, ma solo dopo che l'amore è andato per la sua strada imperscrutabile. Si può mettere in discussione un verso leggendario di Pasolini ("non l'aver amato, non l'aver conosciuto")? Si può, se "l'aver amato non si misura", e se la poesia oscilla costantemente tra passato e presente, tra felicità e assenza, pienezza e vuoto, sovrapponendo i tempi e confondendoli. Solo chi ha vissuto intensamente, almeno una volta, l'avventura conoscitiva dell'amore potrà accogliere nella sua estrema, lancinante insensatezza, un verso come “Per te ci sono state volte che ho pregato”. Così dettagli quotidiani, brevi pennellate di paesaggio, piccoli gesti erotici, sogni, frammenti di ritratto fisico e ideale si affollano sul tatami metaforico di Bertelli, in una delicata e agrodolce sfilata, che insegue "il verso delle cose vissute". La poesia meditante nata sul tatami trasporta il dato soggettivo (la storia di un amore) in qualcosa di più grande e collettivo, lontana dalla confessione patetica o dalla semplice nostalgia. Perché "L'amore è questo: / dà gioia dà dolore, / quando c'è, quando non c'è"» (Fabio Pusterla)
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