Ho raccolto questi versi scritti e letti in tempi ormai lontani in occasione di festose serate. Sono versi in omaggio a quegli amici con i quali divisi i nostri “incontri del venerdi'”, quando ci sentivamo liberi di esprimerci in romanesco perché: “tanto semo tra de noi”. Per me questo è anche un modo per non disperdere momenti tutti miei di un tempo passato insieme e in allegria e che ora inevitabilmente fanno spazio alla nostalgia. Il ricorso al vernacolo, con un romanesco come il mio, non può avere e non ha di certo pretese letterarie, libero com'è dal rigore della metrica si avvale soltanto di rime a volte baciate ed ancor più spesso di comode assonanze... magari per raggiungere l'effettaccio e subito appresso strappare una risata! Che male c'è? “Tanto semo tra de noi”.
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