Fra le mura dei monasteri, per molti secoli, si è consumata la vita di un numero altissimo di donne costrette a farsi monache, fra santità e miserie umane, nel silenzio complice del mondo. Nient’altro che una forma sistematica di segregazione femminile, una modalità accettata, promossa e sostenuta da tutti i ceti sociali in Italia e in ogni parte d’Europa. Tra le poche forme possibili di ribellione a una ingiusta carcerazione a vita, Boccaccio, con lo sguardo di chi ne comprende le ragioni profonde, ne narra una legata alla stessa natura umana: obbedire alla spinta vitale dell’eros. Potremmo affermare che nei due massimi monumenti letterari della prosa italiana fra XIV e XIX secolo, il Decameron e I Promessi Sposi, le figure, fra le altre, di Griselda, Gertrude e Lucia sono le icone, nella storia della nostra cultura, della sofferenza delle donne dovuta a ragioni sociale e culturali. Alla luce di queste considerazioni , forse la chiave di lettura delle pagine qui presentate apparirà per alcuni nuova, ma certamente non per questo meno interessante e coinvolgente.
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