Il tuo suicidio fu di una bellezza scandalosa. Certi libri sono inseparabili dalla loro genesi e dalle vicende della loro pubblicazione: così è per Suicidio, che Édouard Levé ha consegnato all’editore francese P.O.L dieci giorni prima di togliersi la vita, il 15 ottobre 2007, a 42 anni. Levé si rivolge qui a un amico d’infanzia suicidatosi giovanissimo una ventina d’anni prima. Ma l’amico è (anche) uno specchio dentro cui osservarsi: perché Levé non smette mai di parlarci di sé, della propria fine immaginata, anticipata, pianificata. Entrambi si pongono di fronte alla vita come davanti a un elenco di eventi insignificanti, cui solo la morte sembra retrospettivamente dare rilevanza, permettendo almeno l’elaborazione di una storia. Prima di togliersi la vita l’amico aveva lasciato sul tavolo un libro aperto su una certa pagina: nella concitazione del momento la moglie lo ha inavvertitamente chiuso, perdendo, forse, il suo ultimo messaggio. Levé non ha voluto correre lo stesso rischio e ci ha lasciato un’ultima opera che è insieme un messaggio pubblico, benché obliquo, e il gesto consapevole di un artista.
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