Il volume presenta, in un linguaggio accessibile e preciso, le strutture socio-istituzionali, ecclesiastiche e produttive del mondo medievale, viste negli aspetti evolutivi, nei risvolti culturali e nelle articolazioni geo-storiche. Le dimensioni locali e familiari dell'esistenza umana dei vari ceti si integrano negli assai più vasti orizzonti, talora continentali, in cui convivono o si affrontano nomadi e sedentari, razziatori e pacifici coltivatori, guerrieri-contadini e cavalieri di professione, stili di vita, economie e culture diversissimi, religioni dalla forte vis espansiva, non di rado imposte sul filo delle armi, ed eremiti votati a scelte ascetico-esistenziali talora estreme. È questo lo sfondo, assai vario, in cui si trasmettono di generazione in generazione nozioni e tradizioni diverse delle istituzioni che regolano la vita associata. Se a Bisanzio, nell'esperienza statale araba e nel mondo ottomano, esse si riallacciano a una concezione autocratica del potere, nell'Occidente medievale riflettono sviluppi peculiari. Gli sviluppi, cioè, di assetti di vertice che, dopo il dispotismo imperiale romano, sono stati segnati in profondità dall'anarchia dell'età signorile e comunale e si sono modificati grazie a un confronto tra potere politico e ceti sociali, tanto importante da alimentarne i successivi esiti parlamentari.
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