Una profonda considerazione del dolore caratterizza la raccolta di Michele Nuzzo, che indaga gli aspetti più reconditi dell'Io e affronta la sofferenza sotto le sue varie rappresentazioni. In più luoghi appare chiara una quasi totale assenza di speranza nei confronti del futuro, un pessimismo che potrebbe sembrare totalizzante, anche se a ben leggere quanto scrive Nuzzo così non è. Perché se è vero che la politica sfoggia tutto il suo becero deterioramento, che i social fanno da padroni nella spersonalizzazione del soggetto, che persino un bambino preferisce stare davanti al cellulare piuttosto che giocare spensieratamente, che la guerra e l'odio sono ogni giorno protagonisti, è altrettanto vero che il silenzio, quello decantato dal titolo, può indicare una via di fuga. Non si tratta di una soluzione, quanto invece la ricerca di un conforto, la possibilità di non cedere definitivamente a quanto si osserva.
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