Reparto di nefrologia, dal greco nephrós, che sarebbe il rene. Quando lo mangi, lo chiami rognone. In questa stanza bianca si riunisce una società segreta. Appesi alla macchina che filtra il sangue, uomini e donne stringono legami all'insegna di un'obliqua "camaraderie". Simone è un giornalista. In tre anni ha fatto 1.728 ore, dieci settimane, settantadue giorni di dialisi. Nello spazio chiuso dell'ospedale ha incontrato una Roma marginale, occulta, non raccontata. In mezzo a un crocicchio di storie che rimandano alla Banda della Magliana, alla connection criminale che da quarant'anni controlla la Capitale, a delitti irrisolti e trascorsi inconfessabili, non è stato facile decidere quale strada percorrere. Con l'olfatto del cronista e la tigna dettata dal tormento, Simone ci offre un'inchiesta informale nel passato di alcuni compagni di dialisi, mentre viaggia a ritroso nei propri ricordi: dalla città natale di Genova alla fuga in Oriente, nella Cina rutilante del nuovo capitalismo, fino ad approdare all'origine della malattia. E si sa, qualunque origine è convenzione, mitologia, fiction. "Settantadue" intreccia racconto autobiografico, indagine giornalistica e prosa onirica. State per affondare i denti nella carne cruda. Fratelli umani, questo è sangue di rognone.
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