Nella biforcazione che orienta la sua genesi, la scienza moderna, anche quella politica, separa materia e forma, potenza e atto, potere costituente e potere costituito. Vitalità e dinamica delle relazioni vengono trascritte nella meccanica della legge e sterilizzate rispetto alle loro facoltà di movimento e di autorealizzazione. Pensare oltre questo dispositivo significa rimettere in questione l’ordine del discorso moderno, tanto dal punto di vista filosofico quanto da quello politico. Pensare l’avanzamento creativo della realtà, la potenza istituente della prassi, la giurisprudenza in luogo del codice, significa rimettere in movimento ciò che le categorie del pensiero moderno, formalizzate da Descartes e Hobbes, rendono immobile, inerte, morto. Whitehead, il giudice Holmes, Bergson: ciascuno, a suo modo, lavora in questa direzione, quella dell’oltrepassamento del canone tradizionale del pensiero. I dispositivi teorici che mettono in campo non sono qui assunti come un insieme di concetti determinati, ma come scie da seguire. Tanto sul piano teoretico quanto su quello politico, aprendo il pensiero a possibilità inedite.
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