Due racconti, due storie solo all'apparenza diverse. "I redenti", narra di una piccola comunità parrocchiale che vive di ipocrisie, di preghiere a Dio e devozione ai santi ma anche di invidie e odio verso l'Uomo, soprattutto se questo è portatore di valori e modelli diversi. Nel corso di un viaggio a Pietralcina, l'autrice fa emergere nei suoi personaggi tutta la loro avversione verso immigrati, povera gente, omosessuali e donne dal dubbio stile di vita. Nessuna delle figure che solcano il palcoscenico di questa sarcastica narrazione si scandalizzerà o proverà pietà nemmeno di fronte a drammatiche vicende che lungo la trama andranno a dipanarsi. "I Giusti" si ispira a una storia accaduta in Sicilia nel 1946. Lentamente uomini e donne si mettono alle spalle il dramma della guerra e si avviano verso una nuova epoca. Sono tempi di cambiamenti e confusione e spesso si fatica a distinguere ciò che è vero da ciò che vero non è, i buoni dai cattivi, la giustizia dall'ingiustizia. Come accade a Michele, il protagonista di questa storia, accusato ingiustamente e detenuto in carcere per sette mesi perché necessariamente colpevole. Colpevole di essersi lasciato affascinare da un'ideologia che come una religione ammalia gli ultimi, i diseredati.
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