L’umiltà dichiarata nel titolo di questa raccolta poetica nasconde un denso lavoro che Giuseppe Murro offre al lettore in riflessioni costanti sul passato e sul presente. Nella Prefazione Sara Ferrante scrive di poesie “arrivate alla carta dopo aver scavato un solco nella speranza, nella malinconia di un giorno, nella felicità insperata di un incontro. Sono la grafia di chi si è fermato a rappresentare un momento, facendone qualcosa di più grande, brillante, dandogli una voce e un’eco che s’insinuerà tra le spalle dei nostri ricordi”. Sono versi di razionalità e sentimento, un organico poema di meditazione e di evocato rimpianto, ma con la presenza di una memoria che accoglie e vive anche di ricordi. Allora il passato che non può confrontarsi con il presente e il pensiero continuo di chi non c’è più ed è assenza fisica che manca, entrambi e da soli possono dare una parvenza sia pure illusoria di accettazione, di quiete.
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