Il libro riunisce quindici saggi letterari di Tomas Venclova, scritti nell’arco di molte decadi, dagli anni Ottanta del Novecento fino a tempi recenti, e in luoghi differenti: nell’esilio americano e dopo il suo graduale rientro in patria, in Lituania. Poeta per elezione e saggista per professione, Tomas Venclova non abbandona del tutto la cifra poetica neanche nella critica letteraria. Le sue riflessioni trascorrono sempre dal piano specifico a quello più generale e viceversa. I richiami intertestuali sono frequenti come anche il racconto di incontri e di contatti personali che Venclova ebbe con gli autori su cui scrive. La materia è distribuita in due grandi sezioni: la prima raccoglie saggi prevalentemente relativi alla letteratura lituana (Donelaitis, Alfonsas Nyka-Niliūnas, Henrikas Radauskas), e la seconda quelli prevalentemente relativi ad altre letterature (Adam Mickiewicz, Czesław Miłosz, Osip Mandel’štam, Josif Brodskij, Albert Camus, Seamous Heaney).
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