«Tra le molteplici istituzioni che perseguirono un saldo controllo nell’Italia moderna vi fu il Sant’Uffizio papale. L’azione inquisitoriale si rese possibile grazie al lavoro di una estesa societas Inquisitionis, composta da centinaia di uomini, i quali entrarono a far parte dell’entourage inquisitoriale nelle più svariate mansioni (notai, avvocati, consultori, soldati, mandatari; droghieri, macellai, contadini, ma anche doganieri, ufficiali di posta ecc.). Cosa tenne legati questi impiegati all’istituzione ecclesiastica? Il saggio analizza i meccanismi di retribuzione con cui furono assoldati tali servitori. La documentazione consultata dimostra come solo parte dei patentati fu ricompensata in denaro, mentre la maggioranza di loro non ricevette uno stipendio periodico, ma soltanto mance nelle festività solenni. Di altro tipo fu la ricompensa data ai servitori: il privilegio, ossia l’esenzione totale (o quasi) dalle tasse, il foro inquisitoriale, importanti favori sociali, nonché ricche indulgenze per sé e i propri accoliti. Fu proprio la condizione di immunità e superiorità rispetto alle autorità vigenti a essere offerta e recepita alla stregua di uno stipendio immateriale.» (Dennj Solera)
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