«Nelle pagine siciliane di Rapisarda ho ritrovato le atmosfere de I basilischi, la prima regia di Lina Wertmüller, quella indolenza pigra che fa a cazzotti con la dura disciplina che esige il mezzofondo, ma quella fatica, quella disciplina, sono la chiave per uscire da quei bar di provincia che bruciano le giornate nei riti vuoti e nei discorsi senza costrutto. Perché il giovane Rapisarda ha fame di vita e mette a frutto il suo talento, è un Giamburrasca sentimentale, ma non va mai in deriva autodistruttiva, miracolosamente tiene sempre la barra al centro». (Dalla prefazione di Saverio Fattori).
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