Quanto infinito può contenere una vita finita? Antonio Vinciguerra attraversa il cosmo, la materia, la memoria, il paesaggio e la storia cercando una misura possibile dell’esistenza umana. L’uomo appare fragile, inquieto, continuamente sospeso fra il desiderio di comprendere e la consapevolezza che ogni conoscenza resta parziale. Il mare, la terra, il vento, gli animali, le città e le opere dell’uomo diventano figure di una stessa interrogazione: che cosa rimane quando il tempo ha consumato le cose, e che cosa può ancora salvare la parola? Fra meditazione filosofica e poesia civile, “Quel poco di infinito“ è una raccolta sul limite e sulla meraviglia, sulla precarietà dell’essere e sulla possibilità, proprio dentro questa precarietà, di cogliere qualche frammento di senso.
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