Quaranta favole
    Libro

    Quaranta favole

    Traduttore
    Diego Valeri
    Illustratore
    J. J. Grandville
    Editore
    Le Lettere
    Collana
    Pan
    Data di pubblicazione
    31 marzo 2022
    Lingua
    Italiano
    Pagine
    240
    Formato
    Brossura
    ISBN
    9788893662734
    14,50 €
    IVA inclusa

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    Sinossi

    «Valeri presenta un La Fontaine “sciolto da tutti i gravi pensieri – sciolto da tutte le passioni e le paure e le tristezze”. Si dirà che le passioni, le paure e le tristezze sono però presenti nelle favole, anche se spesso in rappresentazioni e forme brevi ellittiche o traslate. Il nucleo centrale di questo mondo e delle sue immagini è un nucleo amarissimo: né la prudenza né la saggezza proteggono l’animale (e l’uomo) dalla rovina che incombe, sebbene talvolta gli procurino la convinzione o l’illusione di poter vivere come se tale non fosse la sua sorte. Valeri osserva che la fantasia del poeta non alimenta i “sogni della speranza umana”. Come negarlo? La Fontaine non rivela “nuovi veri”, ma costringe il lettore a considerare situazioni e questioni che appartengono alla vita e alle relazioni umane. E per questo la lezione delle Fables, pure in una società tanto mutata, conserva gran parte del suo senso e della sua pertinenza. Si può affermare (come fu talvolta affermato) che il mondo delle Fables è un mondo dominato dalla crudeltà del simile contro il simile? Un mondo instabile, in cui “le Parche onnipotenti / coi dì vostri e coi miei giocano indifferenti” (XI, 8)? In cui il destino comune non distingue il giovane dal vecchio, il potente dall’umile? Lo stesso Valeri non esita a rilevare l’assenza, in La Fontaine, di una “forte eticità”. Come intendere questa formula? Forse addirittura nel senso che bene e male siano nozioni estranee, se non ignote, al poeta? Non credo. Né credo che La Fontaine abbia “subordinato la moralità all’arte” e che la sua sia “una morale di artista”, a meno che non si riferiscano queste frasi all’immanenza della sua morale che, nonostante le massime finali o iniziali, non può essere astratta dalle forme dell’arte. Rimane il fatto che la lezione delle Fables (e forse della tradizione favolistica in quanto tale) non è una lezione di rinuncia o di negazione della vita: se non sulla forza, l’animale (e l’uomo) può contare sulla sua modestia, forse una virtù, da cui derivano però la cautela e la diffidenza. Le avventure degli animali non cambiano gli uomini ma insegnano loro a distinguere l’utile dall’inutile, l’impossibile dal possibile». (Arnaldo Pizzorusso) Età di lettura: da 5 anni.

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